Il quotidiano “Il Tirreno” (edizione di Livorno) ha pubblicato una bellissima storia di golf firmata da Pietro Rusconi. Questo l’articolo integrale che si può leggere anche sul sito http://iltirreno.gelocal.it/livorno alla voce sport.

Quella che raccontiamo è una storia vera, una di quelle storie che aiutano a capire il reale valore dello sport, quello fatto di passione, impegno e sacrificio.
Il protagonista è Stefano Palmieri, 40 anni, di Follonica. Nel 2002 resta coinvolto in un grave incidente automobilistico e perde completamente la vista. Il suo mondo cambia in modo radicale. Dai colori al buio più completo. Ma il carattere c’è e, passati i primi, terribili momenti, vincono la volontà e la voglia di continuare e Stefano torna a riappropriarsi della sua vita. Corre, nuota e cerca nuovi stimoli. Prima faceva il parrucchiere, oggi è massaggiatore. E’ padre di un bimbo di cinque anni, Mirko, e vive felicemente con la sua compagna e la sua bimba Gaia. Viene a sapere di una persona, non vedente come lui, che sta ottenendo risultati eccezionali giocando a golf. Per Stefano è la svolta. Ha capito cosa vuole fare. Vicino a casa sua c’è un circolo, il Golf Club Toscana. Si presenta e chiede informazioni su come imparare. Di golf non sa niente. Non ha mai nemmeno provato a tirare un colpo. Ad affascinarlo di questo gioco è il risultato quasi impossibile, il volersi stupire nel riuscirci e provare nuove emozioni. Lo staff del circolo accetta la sfida e coinvolge il maestro Simone Micciarelli. Tocca a lui insegnare il gioco e i movimenti al nuovo arrivato. L’impresa non è facile. Simone ha sempre insegnato a persone senza questo handicap fisico e sa, che nel gioco del golf, la vista riveste un ruolo determinante.
Inizia così un percorso di istruzione del tutto particolare: le tecniche vengono trasmesse direttamente tramite il contatto fisico, corpo contro corpo. I colpi lunghi e poi quelli corti. Il gioco sul green spiegando le pendenze, le distanze dall’asta e facendo acquisire la sensibilità per i tiri più delicati. Nel suo percorso di apprendimento Stefano incontra Andrea Mencattini. Tra i due nasce subito un’amicizia che porta Andrea a diventare la sua “guida sportiva”, colui che l’accompagna in campo e gli indica la posizione di tiro e come fare il colpo. In pratica, i nuovi occhi di Stefano sul campo da golf. L’apprendimento sportivo ha avuto anche momenti difficili, soprattutto quando certi colpi non riuscivano e quando la sensazione di non avere uno stile nel movimento gli faceva sembrare più importante colpire la palla in modo efficace. Dice il suo maestro: «Insegnare a una persona che non ha mai giocato a golf e che non vede, ha richiesto, da parte sua, un’infinita pazienza per memorizzare movimenti non proprio naturali e un’applicazione costante fatta di continue prove e riprove.
Ma alla fine il risultato è arrivato e Stefano oggi può giocare tranquillamente nelle varie manifestazioni agonistiche aperte a tutti i golfisti e non solo a quelle riservate ai disabili. Le potenzialità di Stefano sono buone e certamente gli permetteranno di arrivare a quell’handicap di gioco di 20-21 che oggi è proprio dei migliori giocatori non vedenti di tutto il mondo». Tenacia e lavoro costante in campo pratica gli hanno dato uno swing completo e i colpi anche difficili oggi sono meno impossibili. Gli piace il gioco del drive e il gusto di tirare la palla dritta a duecento metri di distanza. Ma è il “clock” della palla che cade in buca a renderlo felice dopo un putt di svariati metri. Oggi, a quattro anni dal suo esordio su un campo di golf, Stefano Palmieri è un campione. Lo scorso mese di ottobre ha vinto l’Italian Blind Open che si è giocato al Golf Club Barlassina.
Tra i suoi progetti, la partecipazione ai Campionati Mondiali del 2016 che si terranno in novembre in Giappone. Tra i sogni, la partecipazione alle ParaOlimpiadi se dovessero prevedere anche la disciplina del golf. Dietro le quinte di questa storia, l’impegno, anche economico, e la passione con cui il circolo dove Stefano gioca ha risposto alla voglia di sport di questo giocatore e l’orgoglio con cui lo sostiene e continuerà
a sostenere. Un coinvolgimento che vede in prima linea l’intero staff del Golf Club Toscana ma anche tutti i soci che, fin dall’inizio lo hanno accolto nella partecipazione alle gare permettendogli di assimilare quelle emozioni e quelle sensazioni che si provano giocando insieme ad altri.

 

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